Contro la violenza

Da venerdì notte cerco le parole per esprimermi su ciò che è successo a Parigi. Non le trovo, fortunatamente c'è chi le ha trovate per me.

Queste di seguito non sono le parole giuste, ma sono le uniche che vengono in mente ad una ragazza qualsiasi di ventisette anni.

Il 6 Luglio io e il mio ragazzo e alcuni amici siamo andati al Carroponte a Milano per il concerto degli Eagles of Dath Metal. Ho adocchiato subito il ragazzo che stavo dietro al banchetto del Merchandising perché indossava una t-shirt dei Sum41. Ci siamo avvicinati al banchetto e ho lanciato un milione di sorrisi, perché per me quella maglia era il ricordo di giornate passate con la mia migliore amica a canticchiare e stropicciare in un inglese sconnesso "fat lip", avevamo eletto i Sum41 come nostro gruppo preferito per tutte le medie.

In un attimo venerdì sera mi sono resa conto di una cosa: Potevo essere io, potevamo essere noi. 

Ho pianto per Nick Alexander, per la sua maglietta dei Sum41, per il suo sorriso. Ho pianto per tutti quei ragazzi che potevano essere me, il mio ragazzo. 

La consapevolezza mi è venuta a bussare alla porta prepotentemente.

Su questa tragedia illuminati politici, arguti filosofi e benpensanti ne hanno già dette tante, queste sono solo le parole di una ventisettenne qualsiasi:

Io voglio stare contro la violenza, sempre.

Io che mi sento così piccola e impotente in questi giorni cosa posso fare? Chiedere scusa a chi ho usato violenza nel mio piccolo, impegnarmi nel non causarne più, non soprassedere sui soprusi quotidiani. Non posso convincere un terrorista, ma le persone comuni sono maggiori dei terroristi e se vogliamo, se ci uniamo, possiamo combattere la violenza dei pochi.

E si, ho paura, ma la voglia di combattere la violenza supera ogni paura.

Scusate, non ho nessun diritto forse di esprimermi  su questo argomento, è un fuori tema rispetto a ciò che pubblico di solito, ma dopo giorni di riflessione mi sentivo di scrivere.

buoma giornata.

un abbraccio, Giui.