Sindrome dell'insoddisfazione cronica

Me l’ha diagnostica un mio ex ragazzo in una delle litigate precedenti alla fine del nostro rapporto. Ha sbraitato la sentenze ad alta voce, lasciando trapelare il rancore per quella felicità che ci avevo negato: "sai qual è il tuo vero problema? Non è questo o quello, è che tu non ti accontenti mai, sei un'insoddisfatta cronica e così non sarai mai felice!"
Mentre pronunciava quelle parole io sapevo che aveva ragione.
L'insoddisfazione cronica è una malattia autoimmune e si manifesta principalmente con due sintomi:

1] Non essere mai soddisfatti di se stessi

2] Non essere mai soddisfatti di quello che si ha intorno

Per quanto riguarda il punto uno, ecco, io mi fisso degli obiettivi da realizzare entro certe scadenze [poco importa se tra questi vi siano cose facili come vincere la maratona di New York, senza mai aver corso neppure per andare ad aprire il frigo], se non li raggiungo, passo 24 ore in pigiama a trangugiare cioccolato. Se li porto a termine, invece, me ne fisso altri, ancora più difficili. La soddisfazione mi tocca per cortesia, come per cortesia da piccoli si manda giù la minestrina insipida, sentendosi un po' cafoni a non mangiare quando in Africa i bambini muoiono di fame e a non esser soddisfatti quando si è ottenuto quello per cui si è lottato. Nel momento stesso in cui raggiungo l'obiettivo, mi sto già ripetendo che se sono riuscita nell'intento forse non era così difficile. Come quella volta che ho passato il test d'ingresso all'università e poi l'esame di inglese, portar a termine un'opera, cose che mi sembravano insormontabili, una volta ottenute, mi sono sembrate schiocchezze.

La salvezza umana giace nelle mani dei creativi insoddisfatti.
— Martin Luther King

Beh ragazzi allora io ho le carte in regola per salvarvi tutti.
Ecco il secondo punto: per quanto siano belli i fiori del tuo giardino, c'è la possibilità che esistano giardini dai fiori più belli e tu desideri proprio quelli. C'è sempre un altrove, un OLTRE fatto di luoghi, emozioni e azioni da vivere più forti di quelle che stai vivendo tu. Mi viene in mente una frase, in cui mi sono sempre rispecchiata molto, tratta da Antigone di Jean Anouilh:

"Io voglio tutto , subito-e che sia tutto intero-altrimenti rifiuto! Non voglio essere modesta, io, e accontentarmi di un pezzettino se sono stata saggia. Voglio essere sicura di tutto oggi e che questo sia bello come quando ero bambina-o morire."

insoddisfazione cronica

Evidentemente Antigone era una bambina viziata, come lo sono io.
Una bambina che ha visto tanti film e letto qualche romanzo d'avventura di troppo alle medie. Una che non vuole tralasciare nulla del mondo, che vorrebbe correre tra gli alberi del Nord America e nello stesso tempo nuotare nell'oceano indiano. Non c'è limite a questa voglia di intensità, a questa pretesa di poesia, è una droga che ci si porta dentro.

Comunque Antigone non ha fatto proprio una bella fine e mia nonna che non è Luther King, ma Nonna Palma, mi ha sempre detto: "Chi si accontenta gode".
E' cosa buona e giusta quindi fermarsi ogni tanto e smettere di aspirare all'oltre? Soprattutto cosa ci si fa con tutta quella "voglia d'oltre"? Non la si può mettere via con le decorazioni di Natale e tirarla fuori nei momenti di pigrizia, ma ci si può imparare a convivere? 

Prima o poi nei giorni di sconfitta dopo non-aver ottenuto quello per cui, forse ingenuamente, ho lottato “basterà” la parola di qualcuno di speciale che mi ricorda quello ottenuto finora? si placherà il bisogno di rincorrere altro? Sarò mai all’altezza della visione che ho di me stessa? Ovviamente non ho risposte a queste domande, figuriamoci, non so nemmeno rispondere a "qual è il tuo gusto preferito di gelato?" però averle scritte nero su bianco, mi fa già sentire un po' più...soddisfatta.

A tutti gli insoddisfatti cronici, un abbraccio di comprensione.

Giui