Chi ha paura di fotografare una donna incinta?

Che la donna non possa essere al contempo madre e sensuale è da un po che ce lo raccontano, dal concilio di Trento del 1534, con cui si bandirono e vennero coperte tutte le immagini di Virgo Lactans, rifacenti alliconografia egizia della Dea Iside, che mostravano la Madonna intenta ad allattare il proprio figlio. Il messaggio era chiaro, quel seno scoperto era di troppo, La Madre doveva essere asessuata, si stava disegnando così il confine tra “donna sacra” e “donna desiderio”.

Ritratto dei Coniugi Arnolfini, Jan Van Eyck, 1434

Ritratto dei Coniugi Arnolfini, Jan Van Eyck, 1434

Madonna del Parto, Piero della Francesca, 1460

Madonna del Parto, Piero della Francesca, 1460

Quante volte avete visto un quadro raffigurante una donna in attesa? A parte “La Madonna del parto” di Piero della Francesca e il “Ritratto dei coniugi Arnolfini” di Jan Van Eyck, quasi nulla, così come nulla troverete sfogliando le foto di famiglia dei vostri nonni. L’unica foto precedente agli anni 90 di donna incinta che sono riuscita a trovare è un autoscatto di Diane Arbus.

Diane Arbus, Self Portrait, New York, 1945

Diane Arbus, Self Portrait, New York, 1945

Sintomatico che solo lei, “la fotografa dei mostri”, abbia scattato una fotografia del genere? che quella pancia che cresceva la mettesse, secondo le regole della cultura in cui lei viveva, nella stessa posizione dei freaks che era solita fotografare? 

La donna in gravidanza, così come la donna che allatta, non rientra nei canoni estetici della seduzione, che soprattutto i Mass Media negli anni ’80 hanno stereotipato come femme fatale, mezzo di attrazione “da calendario”.

Essa non rientra però neanche in quelli della “sacralità” poiché si porta addosso quel che di più umano vi possa essere: una vita. Vita che proviene da un rapporto carnale e rimanda alla sfera sessuale, la cui prova sono quelle forme de-formate, che si è sempre cercato di smussare, con abiti larghi e operazioni linguistiche di eufemismi come “in attesa” o “in stato interessante”. 

Tutto cambia nel 1991, grazie al numero di Agosto di Vanity Fair, che mostra in copertina lattrice Demi Moore, reduce dal suo successo per Ghost, al settimo mese di gravidanza. Annie Leibovitz, lautrice della foto, trasgredì al difficile ordine di nascondere la gravidanza e hiese all’attrice di spogliarsi e mostrarsi in tutte le sue rotondità. Ovviamente la foto venne considerata indecente, tanto che fu venduta con un foglio di cellophane che la copriva dal collo in giù. Nuda col suo pancione, il seno coperto da un braccio, Demi Moore si stagliava sensuale come icona di una nuova bellezza legata alla maternità.

Demi Moore

La foto fu un vero spartiacque, poco dopo la rivista Spy" presentò Bruce Willis, marito della Moore, "incinto” in copertina, nell’agosto del 1992, “Metroline" pubblica una foto in cui si imita la posa della Moore, nel 1994 “People" esce con la copertina di una giovane donna incinta, probabilmente premonitore dell’odierno programma spazzatura “sedicianni incinta”.

Le foto di gravidanza erano ancora concepite come mezzo per spostare il focus su temi sociali, ma negli anni successivi iniziarono ad apparire donne con il pancione in riviste e trasmissioni televisive, da Monica Belluci a Eva Herzigova, da Claudia Schiffer a Cindy Crawford, tutte si alternarono sulle prime pagine per condividere il loro momento speciale. Il ritratto di gravidanza si diffuse prima negli Stati Uniti, poi nel resto di Europa, in Italia non è ancora così diffuso, ma si sta costruendo l’idea di una donna consapevole della propria bellezza, che cambia ma non svanisce, anzi, si arricchisce, divenendo il mezzo attraverso cui si propaga la vita.

Ci sono bravissimi fotografi odierni che sanno rendere un corpo gravido sensuale come quello di una modella da passerella, perché non cè nulla che la luce non sappia modellare.
E
 giusto? E sbagliato?

Il ritratto di gravidanza è una branca della fotografia che a me piace molto, questo lho già detto e credo che sia fondamentale per una donna testimoniare questo passaggio della sua vita importante come il matrimonio [o forse di più, se si vede il matrimonio come una pura istituzione]. Credo che anche in questo caso si debba esprimere il carattere, la storia di chi sta dallaltra parte dellobiettivo. Sono contenta del cambio di direzione che è avvenuto nelliconografia della donna, perché si, la maggior parte delle donne incinte sono bellissime, lo sono quando sono felici, ma la bellezza di ognuno è particolare, è propria.

Sono contro ad un immagine stereotipata di bellezza che ci vede perfette, che ci vede tutte uguali, perciò credo che un ritratto di gravidanza, vada, come qualsiasi tipo di ritratto, “costruito” sul soggetto. In parole povere, non si può far passare da “rotonda” femme fatale una donna che anche prima di essere incinta non si è mai messa un paio di tacchi ed è sempre uscita di casa struccata, perché sarebbe una costrizione, la sua bellezza starà nella sua semplicità, la sua sensualità nei suoi gesti che da sola non riesce a cogliere, ma che io, fotografa, voglio svelare nella loro eleganze e delicatezza. Così come non si può fotografare colei che è sempre stata sferzante, grintosa e dal fascino esplicito in mezzo ad un campo di fiori a mo’ di Heidi.

Ho scritto questo articolo perché ultimamente mi capita di fare ritratti di questo tipo e se non conosco la persona mi permetto di fare alcune domande, che forse possono risultare un po’ fuori luogo, ma che invece io credo siano fondamentali per farmi un’idea della bellezza che giace in chi ho di fronte, che sia “in attesa” oppure no.

Perché non esiste UN modo per essere affascinanti, ma ce ne sono svariati, Giulia ha il suo, Chiara il proprio, Sara un altro e sono tutti così preziosi nella loro unicità.

Domenica, meteo permettendo, andrò a fotografare unaltra futura mamma e non vedo lora di mostrarle quanto assolutamente lei bella sia.

Un Abbraccio

“La bellezza è determinata dalla capacità di sognare della nostra anima e la realtà non è altro che un gioco della fantasia”
— Giui