Le Categorie Aristoteliche negli anni 2000

[..] Per esprimerci concretamente, sostanza è, ad esempio, “uomo”, “cavallo”; “hipster”; “rapper”; “vegano”; “transgender” quantità è “lunghezza di due iphone”, “lunghezza di tre Galaxy”; qualità è “bianco”, “pantone magenta”; relazione è “doppio”, “maggiore”; luogo è “nel Liceo”, “al Coachella”; tempo è “ieri”....
— [MOLTO] Liberamente tratto da "Categorie", Aristotele, Opere, vol. I.
  RIFLESSIoNI DI UN MATTINO QUALUNQUE IN CUI MI SONO SVEGLIATA TROPPO PRESTO.   

 

RIFLESSIoNI DI UN MATTINO QUALUNQUE IN CUI MI SONO SVEGLIATA TROPPO PRESTO. 

 

Aristotele individuò 10 categorie a cui facevano capo tutti gli "enti". La prima categoria e la più importante è quella della sostanza, tutte le altre sono suoi predicati. Vi sono sostanze primarie come "Socrate" "Giui" "Giosualdo" e sostanze secondarie come "uomo" "donna" "personaggio inventato". Le seconde dipendono sempre dalle prime.

Perché questo tedioso e approssimativo accenno di filosofia, per cui potrei rischiare il linciaggio dalla mia professoressa del Liceo?

Perché mi sono accorta come nel 2015 le sostanze, come le stagioni, non siano più quelle di una volta e non per colpa di Kant, Fichte, Giuliacci e compagnia bella, ma per colpa dell'uomo comune. Le categorie sono diventate trappole, etichette in cui rinchiudere uno spirito e si sono invertite le sostanze secondarie con quelle primarie.

Così per i tuoi risvoltini sei catalogato hipster, per il tuo cappello a visiera piatta "rapper" e solo in secondo luogo Giui o Ermenegildo.

Sfuggire alle categorie diventa un'impresa, quando pensi di esserci riuscito ecco già pronto un neologismo per intrappolarti in uno stile di vita, in un modo di vestire, mangiare, parlare.
La società ha paura di quello che non riesce a catalogare.
Per questo le creste colorate dei Sex Pistols hanno proliferato nella tradizionale Inghilterra, perché sono nate quasi già auto-definendosi "punk" e se li si poteva chiamare in qualche modo, etichettare, potevano essere disprezzati dalla massa, ma erano comprensibili e limitati, cioè si avvicinavano già all'auto-spegnimento.

Del resto è quello che succede ed è successo a tutte le sub-culture giovanili, movimenti alternativi che invano hanno provato a ribellarsi ad un andamento massificato, ritrovandosi poi esser essi stessi promotori di un'altra massa.

I MOVIMENTI DI RIBELLIONE COMINCIANO AD ESTINGUERSI NEL MOMENTO STESSO IN CUI VENGONO NOMINATI.

Un po' come l'amore, che si dice inizi a spegnersi quando viene dichiarato.

Appropriare un'etichetta è un modo per contenere il caos di qualcosa che non si capisce, ma contenere il caos vuol dire privarlo di energia, di potenziale.

Per capirlo personalmente sono dovuta passare per diverse subculture adolescenziali, fino a che ne sono diventata così allergica che ho cominciato a detestare qualsiasi tipo di etichetta, da vera maniaca compulsiva stacco anche quelle del vino e dell'acqua minerale mentre sono a tavola.

Ribellarmi al dovere di ribellarmi è stata una liberazione. 
Rinnegare le "Sostanze secondarie" e basare tutto sulla "Sostanza primaria", cioè Giui, è stato un atto d'amore nei confronti di me stessa. Da quando ho smesso di definirmi [eh si, ecco perché non-artist, non-photographer... ;) ] ho cominciato ad essere, semplicemente.

Peccato però che la società ancora non digerisca ciò che non si può etichettare.
Se volete mandare in balia qualcuno dimostrategli di conoscere Aristotele, di essere discretamente acculturata avendo vistosi tatuaggi in bella vista.
Nella maggior parte dei casi gli verranno le convulsioni per la confusione.

Davvero non siamo ancora pronti a lasciare le etichette ai vestiti?

Perché non possiamo ricordarci della categoria primaria della Sostanza e semplicemente, essere, essere noi stessi?

Abbiamo ancora bisogno della sicurezza di appartenere ad un gruppo socialmente riconosciuto? Non siamo abbastanza sicuri di noi, per appartenere solo a noi stessi?

Voglio credere nella possibilità che ciò accada, impegnandomi ogni giorno nel non classificare chi ho di fronte e nel non farmi bollare con qualche neoligismo vuoto da chi mi parla.

Perché un giorno vi siano banchieri che ascoltano il punk, ragazzi dal look non curato che fanno i dottori, becchini filantropi, rocker con un debole per i film romantici, artisti di strada con due lauree. Perché un giorno ognuno si possa alzare dal letto e fare esattamente quello che gli pare, senza paura di non rispettare un codice in cui si è trovato incastrato.

E' un'utopia? Forse, ma io continuo a crederci.

E voi? quali etichette vi sono state affibbiate nel corso degli anni? Da quali siete fuggiti? Quali avete affibbiato e si sono poi rivelate false?

Buona Giornata!
Che sia una fuga dalle categorie aristoteliche degli anni 2000 ed un avvicinamento a se stessi!

Un Abbraccio, 
Giui

"Voglio essere al di fuori delle etichette. Non voglio che tutta la mia vita sia compressa in un'unica parola. Una storia. Voglio trovare qualcos'altro, che non si possa conoscere, un posto che non sia sulla mappa. Una vera avventura."

-Invisible Monsters  // Charles Michael "Chuck" Palahniuk