Fenomenologia della Lista

Qual è la prima cosa che si fa le mattine in cui ci sveglia con un caos dentro? una lista.

Che sia della spesa o degli impegni del giorno, non importa, ma fare liste è un gesto per cercare ordine nel disordine. Per me le to-do list sono così una droga, che ho voluto studiarne la “fenomenologia” ed ho scoperto che Umberto Eco ci ha già scritto [argh, mi ha fregato anche questa volta] un libro “la Vertigine della lista “ e organizzato una mostra al Louvre. 


Secondo Eco amiamo le liste perché non vogliamo morire.


Nell’intervista per Spigel spiega come fare liste e leggerle sia un metodo per sconfiggere la morte, la quale ci impedisce di esplorare tutto l’infinito scibile umano. Compilare una lista significa impacchettare chili di ansia e ambiguità in una struttura linguistica, per cercare di mantenere in ordine quel caos, tutt'altro che calmo, che è il mondo intorno noi. Un bisogno intrinseco che sentiamo dall'origine della vita pulsare nell'animo, noi tutti, da Benjamin Franklin a Johnny Cash, da me a te, da Dio a Drew Carey, come ci dicono John Tierney e Roy G. Baumeister che nel libro  "Willpower: Rediscovering the Greatest Human Strength"

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Non a caso ultimamente sta spopolando sul web il genere "listicle", articolo scritto a punti che esplorano un qualsiasi argomento [10 modi per…, 13 cose che non sapete su...], che promette di andare subito al sodo senza un sovraccarico di contenuti e avverbi [quelli che, ahimè, mi piacciono tanto], sintetizzando velocemente un ampio campo. Come dice David Wallechinsky, le liste sembrano fatte apposta per il mondo, soprattuto per questo mondo, veloce e multitasking, in cui la soglia di attenzione degli esseri umani è calata da 12 secondi nel 2000 a 8,5 secondi nel 2015. Ci rimanete male se vi dico che quella di un pesce è 9 secondi? 

Bluma Zeigarnik, psicologo russo, nel 1927 scoprì che le persone facilitano a ricordare maggiormente i compiti ancora da svolgere che quelli già svolti, in seguito lo studio sul "Zeigarnik effect" venne ampliato dal già citato Baumeister e E. J. Masicampo, che provarono come le persone ottengono migliori performance quando creano un piano per portare a termine i loro compiti. 

Ecco 2 suggerimenti per la to-do-list perfetta:

1] PRIORITA' : Le to-do lists funzionano meglio quando si concentrano sulla qualità più che quantità, Henry David Thoreau a proposito dice "the shorter the better", incitandoci ad essere concisi, segnando solo compiti importanti e tralasciando quelli "spazzatura", che una volta svolti ci fanno sentire soddisfatti, ma ci distraggono dai veri obiettivi.

2] ESSERE REALISTI: Esistono gli impegni e gli imprevisti. Compliare to-do list infinite e umanamente irrealizzabili [almeno che voi non siate Spiderman (e neanche Leonardo da Vinci a quanto pare lo era)] creano solo frustrazione e non aiutano a migliorare le capacità produttive. La nostra to-do list può essere infinita, ma il nostro tempo no.

Eppure, nonostante tutto, anche la più accurata to-do-list non può salvare dal procrastinare. Infornare una teglia di muffins ci sembra mille volte più necessario di finire quel capitolo della tesi. Ecco perciò il terzo consiglio:

3] BUTTARE VIA LA TO-DO LIST: Se portare a termine tutta la to-do list significa sacrificare un importante appuntamento con le "passioni", sarebbe meglio lasciar perdere qualche punto ed andare a sfornare quella teglia di muffins. 

“Se è vero, infatti, che il bisogno d’ordine è imprescindibile, è altrettanto vero che l’ec- cesso ci assedia. In questo caso siamo all’“ossessione”, termine che deriva non a caso da obsidere che significa assediare, bloccare la mente e l’azione finché l’ordine non è ristabilito. Ma il mondo della vita è so- vrabbondante rispetto ai nostri tentativi di ordinamento. E se l’ordinamento è necessa- rio, dall’ordinamento non ci dobbiamo far assediare, altrimenti la nostra vita si blocca. “
— Umberto Galimberti, R2 Cult Repubblica, 7 Novembre 2009

Buona to-do-list, ma soprattutto buona giornata piena di [buoni e divertenti] imprevisti.

Un abbraccio,
Giui