Leggere è una produzione silenziosa [Apologia dell'impertinenza del lettore]

Ultimamente riesco a scrivere poco, perché leggo tanto.
Credo di aver citato a tutti coloro che mi circondano, almeno una decina di volte, il libro "L'invenzione del quotidiano" di Michel De Certeau. Chiedo perdono, ma l'entusiasmo non mi fa chiuder bocca. Non starò qui a dirvi morte e miracoli del citato libro, anche perché probabilmente l'ho già fatto e lo farò ancora, ma voglio parlare di un capitolo in particolare:

"Leggere: una caccia di frodo"

L'amico Michel parla della pretesa dei media, visti come produttori di notizie di informare, nel senso di "dare forma" al pubblico il consumatore di notizie. E sostiene che la suddetta pretesa i media la possono far valere come il due di coppe quando non è briscola

Portata a credere che i propri modelli culturali siano necessari al popolo per l’elevazione degli spiriti e delle menti, l’elite preoccupata dal “basso livello” dei giornali o della televisione postula sempre che il pubblico sia plasmato dai prodotti che gli vengono imposti. Ma ciò significa fraintendere l’atto di “consumare”. Si presumi che “assimilare” significhi necessariamente “divenire simili a “ ciò che si assorbe e non “renderlo simile” a ciò che si è, farlo proprio, appropriarsene o riappropriarsene
— Michel de Certeau, L'invenzione del quotidino

Da sempre il consumatore è stato visto come passivo. La logica produttivistica ha indotto i produttori a presumere che non vi sia creatività frai consumatori, in base a questo pensiero la lettura è vista come consumo, la scrittura come attività produttiva. Scrivere significa produrre testo, leggere è riceverlo senza lasciarvi il proprio segno.

Peccato che questa antica visione pecchi.

Ehi si, leggere significa peregrinare in un sistema imposto (il testo), ma anche inventare attraverso questo pensieri diverse dalla loro intenzione iniziale, combinare frammenti e introdurre un insaputo nello spazio che si crea grazie alla pluralità indefinita di significati, metamorfosi e anamorfosi dello scritto: voli immaginari e meditativi a partire da alcune parole.

Che si tratti del giornale o di Proust [per non parlare dell'oroscopo di Brezny] il testo ha significato solo attraverso i suoi lettori "trova un ordine attraverso codici di percezione che gli sfuggono" , diviene testo solo nel rapporto con l'esteriorità del lettore.

È attraverso un'operazione basata su significanti, che si costruisce il senso del testo, che non è perciò definito da un'intenzione dell'autore.

Quindi, se qualche critico si sveglia e vi colpevolizza di infedeltà o ignoranza nei confronti del testo, della ricchezza a cui vi state approcciando, mandatelo a quel paese.

Leggere non è un gioco di forza, come ci hanno sempre fatto credere, tra maestro e allievo, produttore e consumatore, non esiste una "lettura" legittima [quella dei letterati] e altre che sono eresia. Diffidiamo da "ciò che bisogna pensare", dalle recensioni.

si nasconde [...] l’attività silenziosa, trasgressiva, ironica o poetica di lettori (o telespettatori) che mantengono le distanze nel privato e all’insaputa dei padroni del pensiero
— Michel de Certeau, L'invenzione del quotidiano

La lettura è un'operazione poetica, un'attività attiva.

Guy Rosolato la definisce un esercizio di ubiquità, leggere significa essere altrove, in una scena segreta, leggere è la nostra isola di Robinson.

Lungi dall’essere degli scrittori, che fondano un luogo proprio, eredi dei lavoratori d’un tempo ma sul terreno del linguaggio, scavatori di pozzi o costruttori di case, i lettori sono dei viaggiatori; circolano su territori altri, come nomadi che praticano il bracconaggio attraverso pagine che non hanno scritto
— Michel de Certeau, L'invenzione del quotidiano
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Leggere è un bricolage della mente, come dice Levì-Strauss "una produzione senza rapporto con un progetto" che riaggiusta "i residui di costruzioni e distruzioni anteriori". Attraverso le maglie del racconto si insinuano paure, sogni, fantasmi, mancanze di chi legge.

Produzione silenziosa, il testo è come un appartamento in affitto in cui gli inquilini operano un mutamento, arredando con gesti e ricordi vi fanno passare la propria storia.

Se ne infischiano di quello che dicono i critici.

Là dove l’apparato scientifico è portato a condividere l’illusione dei poteri con i quali è necessariamente solidale, ovvero a presumere che le folle siano trasformate dalle conquiste e dai successi di una produzione espansionistica, è sempre bene rammentare che non bisogna considerare la gente idiota.
— Michel de Certeau, L'invenzione del quotidiano

 

Questo post è dedicato al bookeater club più bello e appassionato del mondo.

Grazie!

Buona Giornata, Giui!