Il giorno in cui ho sganciato il paracadute

Il 28 Agosto 2000 e 15 alle 18 circa ho sganciato il mio para-cadute.

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Guardatevi dietro alla schiena, vedete un paracadute?
Il para-cadute è quel dispositivo che ha lo scopo di ridurre la velocità di caduta [o di volo?] di un determinato soggetto, quello che, appunto, ti para dalle cadute.
Si dice che per una donna il paracadute principale sia l'amore. Vi sono donne dai voli mancati che avrebbero potuto essere Icaro, ma stando così bene nel proprio labirinto d'amore, non hanno nemmeno provato ad infilarsi le ali.
Un altro paracadute è la famiglia, il rispetto e la gratitudine che si prova nei loro confronti può tenere legati ad un luogo fisico o mentale ed evitare di fare scelte avventate, che potrebbero rivelarsi così fallimentari, come vincenti.
Il terzo paracadute è il lavoro.

ECCO, QUESTO È IL MOMENTO IN CUI TUTTI GLI IMMANI SFORZI DI MANTENERE QUESTO POST IMPERSONALE SVANISCONO IN UN PARAGRAFO MAIUSCOLO.
SCUSATE, MI SCAPPA LA PRIMA PERSONA.

[Mi scuso soprattutto con la professoressa P., mia insegnante di italiano al Liceo che per tre anni ha provato a farmi capire che uno scritto per essere buono deve essere, innanzitutto, impersonale. Mi scusi prof, non è lei che non ha fatto un buon lavoro, sono io che ho la testa dura.]

In ogni caso stavamo parlando di paracadute.
Ebbene, che il lavoro sia un paracadute l'ho scoperto sulla mia pelle.
L'ho usato per lanciarmi, per conquistare l'indipendenza economica e sentirmi così leggittimata a provare ad essere ciò che volevo. Compiuti sedici anni ho cominciato a lavorare: dalla cameriera alla promoter, dal dare lezioni di qualsiasi materia umanistica a fare il postino, tutto per potermi permettere una sola cosa: indipendenza.
Queste occupazioni che erano il mezzo per inseguire un sogno si sono spesso trasformate col tempo in una scusa.
Il lavoro è stato per me un pararmi dalla caduta di dire: "se metto tutta me stessa nel mio sogno, magari non riesco lo stesso".
Il libretto delle giustificazioni nei confronti di ogni mio ritardo: "beh, ma se non ce la fai è perché nel frattempo stai lavorando per mantenerti."
Questa che può sembrare una semplice ovvietà per me è stata una rivelazione: Per paura di cadere, di fallire, mi sono negata un volo senza paracadute...ma che ora non sia proprio lui ad impedirmi di volare?!

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Ebbene, così, ho deciso. Sgancio il paracadute.
Ho deciso di lasciare l'unico lavoro dall'entrata mensile fissa e sicura per buttarmi completamente in quello che da tempo voglio diventi il mio unico impiego.
Se non ci riuscirò, mi guarderò allo specchio e dirò: hai fallito.
Si, seguiranno pianti isterici e poi, conoscendomi, mi rialzerò e proverò ancora, ma non posso più aver paura di volare.

Mi sono resa conto che è una scelta necessaria. Le giornate sono di 24 ore, ogni tanto si deve pur dormire e portare avanti entrambi i lavori non mi fa concentrare sul presente, mi distoglie, mi ruba energie. Non voglio più che ciò accada. Perciò, eccomi qui.
Se penso che in questo momento sto superando una delle mie più grandi paure non posso che essere immensamente felice. Un piccolo passo per un uomo, un gigantesco balzo per la mia maturità.

Non nego che sono emozionata ed anche un po' in ansia ed ammetto che spero nell'appoggio di ogni persona che conosco, che persino gli sconosciuti mi dicano "ce la puoi fare" e mi regalino caramelle. Spero seguirete con me l'evolversi di questa avventura!

E voi? quali sono i paracadute che avete sganciato per provare a volare?! Vi va di parlarmene?


Il 28 Agosto 2000 e 15 alle 18 circa ho sganciato il mio para-cadute.
Per cominciare a volare senza.

 

Un abbraccio Grande, che sia un nuovo anno senza il peso della paura di fallire.
[scusate ancora la prima persona]
Giui