Il Naufragio dell'umanità con spettatori multimediali

Suàve, marì magnò  turbàntibus àequora vèntis
è terrà magnum àlteriùs spectàre labòrem;
nòn quia vèxarì  quemquàmst iucùnda volùptas,
sèd quibùs ìpse malìs careàs quia cèrnere suàve est.
Suàve etiàm bellì certàmina màgna tuèri
pèr campòs instrùcta tuà sine pàrte perìcli; 
Sèd nihil dùlcius èst, bene quàm munìta tenère
èdita dòctrinà sapièntum tèmpla serèna,
dèspicere ùnde queàs  aliòs passìmque vidère
èrrare àtque viàm palàntis quàerere vìtae,
cèrtare ìngeniò, contèndere nòbilitàte.
nòctes àtque diès nitì praestànte labòre
àd summàs emèrgere òpes rerùmque potìri.
Ò miseràs hominùm mentès, o pèctora càeca!

La fotografia è nata per raccontare. Per trasmettere e far comprendere.
Credo che siano due i lati più alti della fotografia:
-creare mondi, far visitare agli spettatori questi mondi e portarli a casa lasciandogli un po' di magia, che sia di ispirazione per il loro quotidiano
-documentare, scovare gli eroici sentimenti umani e fare della fotografia un'arma contro le ingiustizie.
Questo aspetto porta però in primo piano un grande problema, oggi che siamo nel mondo dell'immagine condivisa: qual è il rapporto tra etica e fotografia?
Non credo che la foto di un bimbo morto su una spiaggia sia etica e non credo nemmeno che documenti qualcosa di cui siamo già tutti a conoscenza: C'è una guerra in corso, non così distante da noi come pensiamo e persone, bambini, speranze, futuro muoiono tutti i giorni.
Se si crede che l'impatto mediatico di questa immagine possa avere una risonanza positiva nei confronti della soluzione del problema si mente a se stessi.
L'unica cosa che fa è legittimare l'atto, creare accettazione al fatto che un bimbo innocente può morire nel tentavo di salvarsi la vita. Spettacolizzare il dolore. Quell'immagine verrà fagocitata dalla rete con la stessa velocità e scarsa attenzione con cui si fagocitano le foto dei paparazzi sulle vacanze dei piccoli personaggi dello showbiz.
Non si merita questa fine.
Non voglio guardare quest'immagine, non voglio accettare il fatto che un bambino possa fare questa fine. Voglio oppormi nel mio piccolo ogni giorno perché questa cosa non si possa accettare. Non voglio vederla scorrere sulla home di un social network tra una foto di gossip ed una di food. Non è la rete la sede per un'immagine del genere, di questo sono certa. Non sono sicura nemmeno del fatto che sia stato giusto averla scattata.
Per favore, non accettiamo una cosa così. Invece che essere spettatori inutili di un naufragio dell'umanità, siamo partecipi del dolore di un uomo che ha perso una famiglia intera in mare, facciamo un minuto di silenzio, piangiamo con lui a distanza e applichiamo l'umanità come esercizio quotidiano.

Addio Aylan, addio a tutti voi. Oggi piango per voi.

È dolce, mentre la superficie del vasto mare è agitata
dai venti, contemplare da terra la gran fatica di altri;
non perché il soffrire di qualcuno sia un piacere lieto,
ma perché è dolce capire da che sventure sei esente.
È dolce anche contemplare grandi contese di guerra
allestite per i campi senza la tua parte di rischio.
Ma nulla è più dolce che occupare i sereni regni
del cielo, ben difesi dalla dottrina dei filosofi,
da cui puoi guardare giù e vedere gli altri errare
dappertutto, e cercar invano, allo sbando, il senso
della vita, e fare a gara in talento, e rivaleggiare in
titoli di nobiltà, e aspirare giorno e notte con gran
fatica a conquistare potere e ricchezze eccezionali.

Lucrezio, De Rerum Natura