Sono strana per legittima difesa

Ahimè, questo si presume essere un post alquanto personale.
Da me a me, per me.
Una riflessione istantanea avuta in un momento di sconforto la settimana scorsa.
Un giorno in cui mi è sembrato di aver perso il senso dell'orientamento, forse di non averlo mai avuto.
Più cresco, più mi metto in discussione, che ho scoperto essere un modo fantastico per migliorarsi, ma altrettanto per perdere la sicurezza in sé stessi.
Così, in un giorno qualunque, forse troppo caldo per la stagione autunnale, dopo essermi messa in discussione almeno un centinaio di volte, anche per capire se fosse consono che mettessi su l'ennesimo caffè, mi sono trovata in un vicolo cieco più buio del buco nero del mio armadio, in cui sono entrata a causa della crisi mistica provocatomi da Marie Kondo, dopo aver letto il magico potere del riordino.
Ho rielaborato le parole di conoscenti e sconosciuti che in anni precedenti fino a quel giorno mi sono sentita dire: "ma non è strano che..., ma non è assurdo che..., ma non è troppo eccentrico per una ragazza della tua età che..." e mi sono sentita persa, ingabbiata ancora una volta in definizioni linguistiche come trabocchetti, assomiglianti ad una spada di Damocle sul capo delle mie emozioni.
Quando mi perdo, quando mi sembra di aver smarrito la bussola, quando mi sento sbagliata, troppo strana, persino per i più strani del mondo, io mi fermo. Faccio silenzio. Respiro. Analizzo. Cerco le parole, la musica, le immagini in cui mi sono sempre sentita a casa e mi rifugio lì.
È come un biglietto per quel treno in cui sai da che parte prepararti per scendere.

Giui is not an artist

E all'improvviso tutto si dipana, ritrovo la via, ricomincio a vedere il sentiero e capisco:
Sono strana per legittima difesa.
Per difendere me stessa, la mia anima, da quello in cui altri hanno sempre cercato di trasformarmi. Perché se la paura che pulsa sempre in profondità è quella di non sentirsi accettati dalla maggioranza, la verità è che gli unici da cui dobbiamo sentirci accettati siamo noi stessi.

Essere quel che si è, senza sentire il bisogno di giustificarsi nei confronti di nessuno, con rispetto ovviamente nei confronti di come sono gli altri.
Non, Je ne regrette rien.
Perché in fondo ogni assurdità, ogni sbaglio, ogni disagio, ha costruito il mio percorso fin qui e chissà quante altre deviazioni lo cambieranno ancora.

Giui is not an artistJPG

Accettare se stessi, profondamente, in ogni minuscola molecola che ci compone è l'unica via per accettare gli altri, perché quando si è in pace anche con ciò che non ci piace di noi, quando si è liberi di giudizio nei propri confronti, si apre la mente soprattutto nei confronti degli altri.
Ci si allena a cambiare prospettiva.
Si trasformano i propri schemi mentali in pareti elastiche, pronte a rimbalzare ogni qual tipo di giudizio.

Mi piacerebbe dire di esser riuscita totalmente nella pratica di accettare me stessa, di non sentirmi più in colpa per essere considerata strana, ma non è così. Ho cominciato ad allenarmi però e la costanza della pratica è una cosa in cui sono avvezza.

Vi auguro una buona settimana,
Che sia un Lunedì di comprensione,
di elasticità mentale e del cuore.

Un abbraccio,
Giui