Non è facile la facilità.

La felicità è facile.
Non è solo un'assonanza fonetica, ma è qualcosa di più profondo.
Fare ciò che ci viene facile, naturale, significa fare ciò che ci rende felici. 
Ma non è facile la felicità.
Perché? Ecco, la domanda difficile.

Lasciamo ai posteri l'ardua sentenza, ma un'idea personale me la sono fatta.
Sembra che quel senso perpetuo di peccato da cui l'essere umano deve scagionarsi per aver mangiato la mela della discordia ci perseguiti, invitandoci ad autosabotare la realizzazione della felicità.
Così, ci si complica immensamente la vita. Si sviluppa un accanimento terapeutico in storie sentimentali che potrebbero essere la trama di "Un posto al Sole", in professioni che non amiamo e non danno profitto, in inseguimenti di valori in cui non crediamo.

La felicità è facile

Come mossi da una profondo lirismo tragico, che ci convince quanto sia eroico soffrire, quanto sia valoroso il sacrificio.

Ma cos'è il sacrificio?
Sacrificio significa innanzitutto "rendere sacro", è un atto rituale attraverso cui alcuni beni vengono dedicati ad un'entità sovraumana.

E' dopo che ci hanno detto che quella mela significava male, che sinonimo di sacrificio è divenuto sforzo, in vista di un secondo fine.

Il sacrificio è sacro, è trascendente, perciò non crea sofferenza, è facile il sacrificio, perché viene dal cuore e non da condizioni imposte esternamente, da tentativi di deragliamento dal compiere la propria volontà.

Lo dico a me stessa, lo dico a tutti voi: scegliamo bene i nostri sacrifici.
Non vi è nulla di eroico nel soffrire, nell'ostinarsi sul sentiero impervio, ma è soltanto un dispendio inutile di energia, che molto probabilmente se fosse incanalata in ciò che viene facile, naturale come respirare, porterebbe a risultati più grandi, addirittura forse a quello più grande di tutti: la felicità.

Perché è facile la felicità, siamo noi che siamo difficili.