La donna Toast. Quando una "A" spostata di due consonanti fa una grande differenza.

 

Se penso ad una donna tosta, a me viene in mente mia madre.

Da quando è nata, si è trovata a dover affrontare avversità e più gliene capitavano, più diventava tosta. Roba da coltello in mezzo ai denti e segni neri sulla faccia, mìse tipo “Salvate il soldato Ryan” che con una mossa di kung fu scaraventa le difficoltà che le si piazzano davanti e che se provi ad attaccarla, ha già studiato la contromossa per buttarti a terra.

Mia madre, insomma, è quella che non si lamenta, ma si arrabbia, soprattutto con chi lo fa, è quella che non piange ai funerali e che sa parcheggiare come un uomo.

Io invece sono quella che ai funerali cerca di non andarci, perché diventa imbarazzante. Ne esco straziata e non riesco a trattenere le lacrime, nemmeno per dovere o per pudore. Mi porto addosso per moltissimo tempo quella senso tragico di fine del mondo. Sono quella che non sa parcheggiare nemmeno con 2 posti liberi e che ha paura di guidare in autostrada.

Ecco, io non sono una tipa tosta.

Non sono nemmeno stoica, sono costantemente preda delle mie emozioni, buone e cattive, che celo malamente, rendendole ancora più visibili.

Tutte quelle volte che ho provato ad essere come mia madre, mi sono ritrovata frantumata con una grande fatica nel ricomporre i pezzi, perché non riuscivo nemmeno più a riconoscerli.

Ma una cosa l’ho presa da lei: non ho mai sopportato chi si arrende. Non riesco a tollerare chi si cala nella parte da vittima e si crogiola nel proprio status di reietto, nato sotto la nuvola di Fantozzi.

Io piango, mi dispero, mi lamento pure, ma non mi arrendo.

Non ho mai mollato una volta. Ci ho messo più tempo, ho preso la strada più lunga, facendomi pure gli sgambetti da sola, incasso tutti i colpi del mondo, ma mi rialzo sempre.

Solo che non lo faccio col sorriso sulla faccia, dicendo che è tutto facile e che possono riuscirci tutti. Perché se per qualcuno così tosto lo è, per me no. Tutte le volte mi sembra di non farcela, anche se poi in fondo so che ci riuscirò, ma invece di canticchiare con aria soddisfatta, descrivo nei minimi particolari ogni graffio ed ogni ferita, sottolineo bene il dolore di ogni frattura.

Non sono un eroe, dell’eroe post moderno mi calza solo l’aggettivo post moderno e non mi interessa se da sempre ci hanno raccontato storie di successo facile.

Nessun successo lo è, anche se quello che le persone vogliono sentirsi dire è che basta poco, che basta impegnarsi e tutto viene da sé, che bisogna essere forti e andare avanti.

Beh, io queste cose non riesco a raccontarle a me, figuriamoci a qualcun’altra.

E’ tutto stramaledettamene difficile.

Ogni cosa. Anche le più banali e quotidiane. A volte è difficile pure alzarsi dal letto, se ti senti addosso la pesantezza del mondo.

Continuerò a piangere, a non nascondere cicatrici, a lamentarmi di ogni momento di sconforto, anche se chi ho di fronte preferirebbe vedere solo lo splendente risultato finale, non ho intenzione di nascondere nessun’ombra. Così come so, che non mollerò mai, perché so che la mia forza di volontà è forte e sincera come la mia paura.

Se un domani qualcuno, che sta percorrendo una strada simile alla mia, struggendosi sul perché per tutti le cose sembrano così facili, inciampasse nel mio percorso, non voglio essere l’ennesima persona che gli dice: “Forza, dai che ce la fai, basta poco. Se ti impegni riesci per forza”. Voglio essere quella che gli tende una mano e gli sussurra “Capisco benissimo. Lo so, è dura. E’ molto molto più dura di come ci avevano raccontato. Ce la possiamo fare però. La senti quella fiamma dentro? è quella che non ti fa mollare. Possiamo aizzarcela a vicenda. Possiamo fermarci, scappare in un campo e al tre fare un bell’urlo liberatorio, poi possiamo prenderci per mano, piagnucolanti e lamentose insieme e continuare imperterrite a fare un passo dopo l’altro."

I successi facili lasciamoli alle donne toste.

Io sono una donna toast, preferisco i successi veri.