Per-corsi, conclusioni e nuovi inizi

La via si percorre passo dopo passo. Se un passo è intenso e perfetto, lo sarà anche quello successivo. Pensiamo a fare ogni passo in maniera perfetta, non alla via.
— Alejandro Jodorowsky

Giovedì scorso ho concluso uno dei più importanti percorsi della mia vita.
Uno dei più lunghi, che pesava sui miei sogni e allontanava la mia realizzazione di vita adulta.

Vorrei raccontare come è andata, perché ripensandoci mi rendo conto che è stato bellissimo. Che non sarebbe potuta andare meglio, perché è stato tutto assolutamente coerente.

Ho amato veramente tanto questa tesi. Ho questo vizio di perdere di vista il confine tra dovere e piacere, perché mi rendo conto che innamorarmi di qualcosa è il modo migliore per realizzarla al meglio ed io, che ho l’innamoramento facile, ci casco facilmente. I lati positivi sono che alla fine i risultati solitamente sono buoni, quelli negativi che spendi più tempo, energia e risorse anche in quelle cose, che ne richiederebbero molto meno.
Forse crescere vuol dire anche un po’ accettarsi ed io ho accettato di essere così.

Upcycling the expo giuisnotanartist

Questa è la mia tesi. Parla di Upcycling, ovvero di riciclo creativo, come atto rivoluzionario per inventare il proprio quotidiano. Nello specifico, ho progettato una biblioteca diffusa in un nuovo quartiere di Social Housing, con i resti della manifestazione di Expo.

Come metodo rappresentativo ho scelto il collage, perché mi sembrava l’azione artistica che incarnasse al meglio l’idea di modificare-cambiare-trasformare la realtà a proprio piacimento.

Così ho studiato tanto, come sapete, artisti contemporanei. Ho preso pezzi di altri collage, ne ho disegnati alcuni io, fotografie dei miei autori preferiti, scontornato l’incoscontornabile [all’una di notte, spesso col machete invece che col lazo] ed ho creato delle immagini che, piacendomi così tanto, ho deciso di stampare su una stoffa [e qui devo ringraziare Twiggify per efficienza, professionalità ma nel contempo umanità] e su alcune magliette.

Mi sarebbe piaciuto cucirmi il vestito da sola,  ma ovviamente non ho fatto in tempo, così adesso ho questa stoffa meravigliosa e devo capire cosa farci!

Giui is not an artist collage

Durante la discussione, mi si è bloccata completamente la salivazione, non sono una persona da grandi filippiche in pubblico, avrei preferito scrivere bigliettini e lasciarli nelle tasche di tutti, facendo si che li trovassero una volta a casa e li leggessero lontani da me. Scrivere è più facile, perché hai il tempo per leggere e rileggere dicono, in realtà quando scrivo a me le parole scivolano in un flusso continuo, con naturalezza, tutta quella che mi manca quando devo parlare in momenti ufficiali, dove si bloccano e il mio cervello sembra completamente andare in sciopero.

Così è stato, anche quel giorno. Ho invidiato profondamente le mie colleghe, che con quella sicurezza che non avrò mai, hanno avuto la capacità di spiegare in modo professionale il proprio progetto, senza che gli si gonfiassero le labbra e diventassero color peperone.

Ho finito il mio discorso avvicinandomi alle tavole del progetto, odiandomi un po’ per tutto quello che avrei voluto dire, ma non riuscivo e una volta concluso è avvenuto qualcosa che non mi sarei mai aspettata: un professore componente della commissione si è complimentato con me per collage e scelte progettuali, definendoli molto contemporanei e mi ha ringraziato per la mia emozione. Proprio per la mia emozione.

Non sono riuscita ad esprimere nemmeno la metà dell’amore e dell’impegno per quello che ho realizzato, ma il fatto che qualcuno l’abbia colto attraverso quella che oggi viene considerata una debolezza è per me la più grande vittoria del mondo. Forse è stata solo questione di fortuna, so benissimo che il mondo non è sempre benevolo nei confronti dei timidi, ma io la voglio prendere come una corrispondenza, come un segno che mi indica che, per quanto atipica, quella che sto percorrendo sia la strada più indicata per me.

foto scattata da un'amica...se riuscissi ad essere autoironica nelle situazioni ufficiali come quando lo sono normalmente avrei in mano il mondo. Se non il mondo almeno una chance.

foto scattata da un'amica...se riuscissi ad essere autoironica nelle situazioni ufficiali come quando lo sono normalmente avrei in mano il mondo. Se non il mondo almeno una chance.

Quindi, un appello a tutte le anime silenziose, continuiamo sul nostro cammino, non sempre verrà capito, ma quando succederà, sarà gioia pura.

Giui is not an artist

Ora, G. cosa combinerà?
Sprizzo energia da tutti i pori, ho le idee chiare, un po’ meno il metodo per attuarle.
Si è fatta spazio nella mia mente negli ultimi giorni l’idea di aprire uno shop online, dove vendere scatolette dei ricordi, t-shirt con i collage che sono piaciuti tanto e piccole opere d’arte, come “ai cuore infranti” [ve lo ricordate?!]
Dite che potrebbe essere una buona idea?
Dite che forse non dovrei chiederlo, ma dovrei studiare una megastrategia all’ombra e poi uscire allo scoperto con un piano chiaro e preciso? Si, forse sarebbe meglio. Ma quando mai ho seguito ciò che sarebbe meglio? in realtà sto brancolando nel buio e sinceramente credo che questo blog sia seguito solo da amici, perciò, non so voi, ma io quando brancolo bel buio chiedo aiuto agli amici!

Intanto, voglio trovare il modo per contagiare ogni persona che ho attorno con questa energia, è troppo grande per essere contenuta o tenuta per sé, è di quelle profonde che viene dalle grandi rivoluzioni della vita e se espansa può fare solo del bene. Ed è l’unico modo che conosco per ringraziare l’universo che mi ha dato così tanto.

Per il momento è tutto, un abbraccio immenso da una Giui leggera e piena di energia. 

<3 :)