Torna a casa, amica.

Ci sono giorni di una stanchezza inesauribile. Dove dormire non serve per estinguerla. Durante questi giorni so benissimo cosa devo fare, eppure non sempre me lo consento: devo tornare a casa. 

Questa tipologia di stanchezza è quella che si prova quando si scende troppo a lungo nell'angoscia, per essersi ritrovate intrappolate in un archetipo che non ci appartiene più, ed aver navigato troppo a lungo tra promesse non mantenute, spesso fatte da se stesse a se stesse.
Quelle promesse che suonano come "appena avrò finito di fare questo, mi potrò dedicate completamente ad altro", "ora non posso, ho determinati obblighi morali, ma dopo il solstizio me ne vado", "dopo questa consegna, mi prendo un po' di tempo per me".

E così è al contempo malinconia e desiderio ardente.

Imbrigliate in una routine quotidiana, in colpa per quel desiderio di andarsene, ma anche per non esserci al 100%, scusandosi con se stesse, mascherando "il restare" come un atto eroico e "l'andare" come una vigliaccheria.

In realtà è che andare costa tempo, ma soprattutto è un grande atto di volontà, perché va contro a ciò che ci hanno sempre insegnato, al dovere instillatoci della necessità di "sistemare tutto" prima di...

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Inoltre, il problema  è che casa è una sensazione.
Se fosse un luogo, sarebbe un punto su quella mappa di Google maps che non si carica e tu sei ferma al semaforo verde, con dietro una decina di camion che suonano il clacson. 

Infatti, ho imparato che "per tornare a casa" non posso fare sempre la stessa strada.
Non esiste una formula immutabile e collaudata, ma se una volta è rinchiudermi in casa a leggere per giorni senza vedere nessuno, quella dopo può essere liberarmi da ogni aggeggio tecnologico e stare fra gli alberi, altre volte meditare, ricamare, fotografare solo per me, partire senza meta. La sola costante è che il viaggio di ritorno a casa mi sembra semplice solo dopo averlo già compiuto.
Prima è ignoto

Ma casa è quel posto in cui sto con me stessa per ritrovare la mia integrità, quel luogo in cui sento necessità di tornare quando mi sento una macchina fotografica con l'autofocus rotto.

Mi sento in colpa per questo mio "dover tornare a casa così spesso", perché lo vedo come sottrarre tempo alle mie responsabilità e agli altri. Osservo altre donne, altre amiche, cui la nostalgia le attanaglia meno e mi chiedo perché non riesco ad adeguarmi ai loro ritmi. La risposta è semplice, ognuno è come è, ognuno ha i suoi ritmi e "tornare a casa meno" sarebbe come chiedermi di trovare un qualsiasi luogo senza google maps. Eppure mi figuro lì, in mezzo ai camionisti inferociti a cercare di fargli comprendere questo bisogno, vedendo sfrecciare le altre sicure ai semafori. In realtà, anche quelle a cui non si spegne mai la macchina alla rotonda, che impugnano con fermezza il volante di quel macchinone grosso grosso di cui non so il nome, necessitano di tornare a casa ed ho visto coi miei occhi gli effetti di chi rifiuta il ritorno: una vita da zombie. Se non si va quando è tempo di andare ci si svuota e ci si frantuma l'anima, che se all'esterno non fa trasparire nulla e ci lascia camminare, mangiare e guidare come se nulla fosse, dentro crea un vuoto incolmabile, ci fa sentire costantemente prive di sostanza, ci spegne la creatività e priva di luce i nostri occhi.

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Anche se questo bisogno così intenso contrasta immensamente con la vita quotidiana, con gli impegni, con il lavoro, con il dimostrare di saper fare tutto, va assecondato, perché è importante esattamente come la consegna che guarda minacciosa dal tavolo della scrivania. C'è chi non capirà questo bisogno, c'è chi lo trasformerà ogni volta in una lotta, sono esattamente queste le persone da cui non bisogna tornare una volta che se ne si è andate.

Perciò, lo ricordo a me, lo ricordo a te, amica, torna a casa.
Sappiamo quando giunge il momento, è un richiamo, molto più antico, non ci servirà un app per farlo, ma sicuramente uno sforzo di introspezione maggiore e quando torneremo non avremo più bisogno di google maps, perché sapremo esattamente dove staremo andando, ci lasceremo guidare solo dal cuore.

Buon ritorno,
Sarò qui ad aspettarvi, chi vuole può aspettare me.

Un abbraccio grande.
 

Giui