Quella mente che si vergogna del corpo

Sono Giulia e faccio la fotografa.
Fotografo le persone, davanti alla mia macchina fotografica sono passate donne di tutti i tipi. Da modelle che in dieci secondi avevano trovato la posa perfetta a donne di qualsiasi età che mai avevano posato prima, da attrici con familiarità all'obiettivo a mamme in dolce attesa.
Ognuna di queste donne si vergognava di qualcosa di sé.
Ognuna di queste donne si raccomandava di tenere nascosto o rendere invisibile quel difetto del proprio corpo.
Ognuna di queste donne, in alcune fotografie scattate, riusciva a scovare quel difetto e a sottolinearlo, davanti a me, che davvero non riuscivo a vederlo, ma potevo solo capirlo, perché è lo stesso tipo di difetto di cui mi vergogno io, quando sono dalla loro stessa parte dell'obiettivo.

Sono Giulia ed ho 27 anni, il momento in cui ho iniziato a vergognarmi del mio corpo è stato verso i 16, oggi mi vergogno di non avere più quel corpo di cui allora mi vergognavo. L'unica costante di questa evoluzione è la vergogna.

Sono Giulia e mi considero una donna intelligente. Non come vorrei, ma intelligente. Una donna che ha scelto di intraprendere un percorso personale alla ricerca della felicità, che medita e ragiona profondamente su tutto ciò che le sta attorno, che distingue il valore della psiche, dell'anima e l'importanza della cultura e della spiritualità. Che legge Simone de Beauvoir ed ha una certa conoscenza dei movimenti storici femministi in Europa, che con sicurezza e decisione può difendere qualsiasi valore in cui crede, durante una discussione. Se non parliamo del mio sedere.

Sono Giulia ed anche quest'anno ho buttato soldi in una miracolosa crema anticellullite, che come sempre ho messo due volte ed è ancora nuova nel cestino del bagno, perché la sera arrivo così stanca dopo una giornata di lavoro, che l'ultima priorità al mondo è spalmarmi una maledetta crema che mi promette di risolvere, come per magia, la mia inadeguatezza nei confronti del mondo.

Sono Giulia e in spiaggia sono a disagio. Odio le spiagge affollate, odio andarci con chi mi conosce ed ogni volta è un vero patema. Odio le piscine, odio qualsiasi occasione in cui è richiesto il costume da bagno, che mette a nudo le mie insicurezze.

Sono Giulia e mi vergogno di alcune parti di me e so che tu, donna che stai leggendo, ti vergogni di qualche parte di te.

Sono Giulia e so cos'è l'anoressia. L'ho vissuta non sul mio corpo, ma su molti corpi, che mi hanno circondato. So che è una malattia che deriva da un disagio psichico e non fisico.
So però che un disagio fisico può diventare psichico.
Sentirsi costantemente inadatti, anche per il proprio corpo, in soggetti predisposti porta all'insorgere di questa malattia. Ho visto l'anoressia divorare le persone intorno a me, braccate in una rete di inadeguatezza così forte, da portarli a desiderare l'autodistruzione, a volte, riuscendoci.
Se vedi una persona annientarsi finché non rimane nulla di lei o nel migliore dei casi, finché rimane un'ombra di quello che è stata, non puoi non venire ferito da ogni articolo che nel 2016 rintana le donne nella loro eterna condizione di inadeguatezza nei confronti del mondo.
Chi scrive questi articoli, chi sostiene questa parte, non ha avuto un'amica, una zia, una conoscente, una compagna di scuola colpite da un morbo così devastante, che è provocato dal problema più grande di tutti i tempi: non sentirsi accettati dalla società.
Quella società che scrive certe cose, che per vendere ed avere seguito si appiglia alle debolezze di chi legge.

Sono Giulia e combatto da anni la mia inadeguatezza. Con ogni arma in mio possesso, spesso con scarsi risultati, ma non demordo. Combatto perché ogni persona, compresa me stessa, in una bella foto possa dirsi "che bella che sono" senza remore. Perché "la questione fisica", di cui anch'io oggi sono succube, non diventi una questione esistenziale, ma si vada oltre, OLTRE.
Se questa trasformazione della donna porterà ad una diminuzione delle vendite di qualsiasi giornaletto che parla ad una donna uguale a quella negli anni '50, ben venga.
Siamo noi a decidere cosa comprare, cosa voler leggere. Che i giornali inizino a parlarci di come stare meglio con noi stesse, di come acquisire sicurezza, di come vincere. E' questa la nuova donna degli anni 2000 e chi non se ne accorgerà verrà tempestato e subirà una distruzione mediatica.
Siamo donne che si vergognano ancora, ma che non vogliono vergognarsi più, che vogliono che le donne del futuro neanche abbiano idea di cosa voglia dire vergognarsi del proprio corpo.