Le ragazze educate non credono in se stesse

Se hai letto la mia newsletter [vuoi iscriverti? puoi farlo qui!] sai già di cosa dovrebbe parlare questo post. Proprio per questo forse ti aspettavi un altro titolo. Abbi fede, ora mi spiego meglio.
Maggio ci ha accolto con una Luna piena in scorpione, momento ideale per rinascere, senza dimenticarsi, che per farlo prima dobbiamo un po' morire. Dobbiamo lasciare andare quel che eravamo, quello che non ci serve più.

Così, la notte del 10 Maggio ho realizzato un piccolo rito, ho buttato una cosa fisica che non mi rappresentava più [un capo di abbigliamento a cui ero comunque molto affezionata] ed ho scritto su un foglietto uno dei comportamenti che da tempo continuo ad iterare nella mia vita, per poi bruciarlo e soffiarne la cenere nell'aria. Più le ceneri si disperdevano, più la leggerezza mi pervadeva. Su quel foglietto avevo scritto il-mio-fu-segreto-ed-ormai-è-cenere:

sindrome dell'impostore

Ovvero, quell'attitudine che in questo ultimo anno, parecchie volte, ha sabotato me stessa, i miei piani lavorativi e di vita personale, facendomi piangere lacrime di coccodrillo per quei progetti su cui avevo soffiato tanta energia negativa da riempirli fino all'orlo di gocce di insoddisfazione.
Perché? perché ho due lauree, in architettura e design, ma non ho mai fatto una scuola di fotografia. Perché mi chiedo se sia legittimo, per un'eterna femminista come me, fare lo stesso lavoro di colui di cui mi sono innamorata, ancora prima che entrambi scegliessimo di fare lo stesso lavoro. Perché so che per capire certi aspetti tecnici ci metto il doppio tempo che per capire concetti filosofici, accostamenti poetici e intersezioni sentimentali, ma ahimè la fotografia ha una buona parte di tecnica.

I dubbi possono essere legittimi, anzi utili quando si lavora in proprio, ma una volta che vi si è risposto razionalmente, se si continua a perseverare diabolicamente nel dubitare di sé, vi è alla base una mancanza di fiducia in se stessi, che è uno dei problemi femminili [e non] più antichi del mondo, inspiegabile solo quanto la tragedia per cui le calze entrano in coppia nella lavatrice e ne escono spaiate.

sindrome dell'impostore_giui is not an artist

Ecco perché questo post non parla della sindrome dell'impostore, ve ne sono a bizzeffe in giro [a me è servito tanto leggere quello di Gioia], ma parla del perché a quasi trent'anni, buoni traguardi raggiunti con copioso sudore, ancora io non riesca ad essere la prima sostenitrice di me stessa, come dovrebbe essere, come è la base dell'essere solopreneur [perché se non ci crediamo noi, certo non troveremo nessun altro disposto a farlo]. Me lo sono chiesta un mattino affranta, osservando allo specchio la ricrescita inesorabile dei miei capelli deco-colorati e la risposta è stata:
perché le brave ragazze ragazze non credono in se stesse.

Che questo comportamento possa far parte di quel bagaglio educativo che mi porto dietro dall'infanzia per cui: chiedi sempre scusa, non disturbare, mettiti la canottiera sempre, fai sacrifici, anche se inutili, soffrire è lodevole, non gioire in pubblico che sta male, dimostrazioni di affetto controllate, "chi si loda, si imbroda"?

E' un attimo passare da "chi si loda, si imbroda" a "non ti lodare che sta male", a "sminuisciti che sta bene", a "intanto che mi sminuisco, mi azzoppo da sola, mettendomi i bastoni tra le ruote".

Le brave ragazze hanno paura di dirsi che sono brave, trovano inconcepibile farlo se non vi è qualcosa di esterno a loro [titolo di studio, riconoscimento altrui] che le giustifichi.

Prova a darti merito, ad alta voce, tra colleghi e conoscenti di qualcosa per cui davvero hai merito. Scommetto che qualcuno [ma ho paura potrebbe essere la maggior parte] penserà: "oh, ma quanta fiducia in se stessi, quanta arroganza"
Dimentichi del fatto che, come sempre, quando qualcosa è in equilibrio, come la fiducia in se stessi, è positiva, solo quando è in squilibrio [in deficit o in surplus] diventa nociva. Per la società però la fiducia in se stessi sembra essere più negativa quando è in surplus invece che in deficit.

Se sono stata brava a ribellarmi a molte delle convenzioni con cui sono stata cresciuta [tranne la canottiera, a cui non mi ribellerò mai], perché non posso farlo anche con la convinzione del "non avrai fiducia in te, ma ti darai valore sole se qualcosa o qualcuno lo giustificherà"?

Che educazione è quella che insegna alle donne, a qualsiasi essere umano, a non credere in se stessi?
Qualsiasi essa sia, scelgo di dis-educarmi da queste convenzioni ed educarmi solo all'amore per me stessa, perché amare se stessi è il primo passo per amare gli altri.
Se mi amerò abbastanza, se crederò in me stessa ed avrò il coraggio di lodarmi quando sarà necessario, senza sensi di colpa, non sarò dalla parte di chi mormorerà sottovoce "che arroganza" nel sentire un'altra donna affermare il proprio valore, ma sarò quella che le dirà "brava, continua così".

Perciò mi sono resa conto che bruciando "la mia sindrome dell'impostore" ho bruciato tanto altro, ho bruciato parte della mia educazione.
Ho polverizzato l'idea che non sono abbastanza, per concentrarmi su "sarò la migliore versione di quello che, qui ed ora, posso essere", ma ho anche iniziato a scalfire la roccia del "credere in me stessa è sconveniente" martellandolo con "voglio e quindi posso. Mi merito, perché do l'anima, l'anima che non ho mai venduto a nessuno"

Che tutti possiamo scalfire questo gigantesco masso che ci portiamo dietro più o meno consapevolmente dall'inizio dei nostri giorni.

E voi?
di cosa vi siete liberati in questi giorni?
di quale peso vorreste liberarvi?

Buona dolce rivoluzione,
buona giornata
un abbraccio,
Giui