Prenditi cura delle tue fragilità

Ci sono cose in cui sono maledettamente incapace.
Tra queste: fare di conto, stirare, mantenere la calma, pianificare.
Presumo che le mie fragilità siano tutte interconnesse tra loro, come lo è far di conto con il pianificare e mantenere la calma con stirare (le pile di panni che mi guardano mi procurano attacchi di panico).

Usanza comune circa le proprie fragilità è negarle, rifiutarle o prenderle a pesanti bastonate, ecco perché sono la prima che combatte la propria "incapacità di pianificare" con sveglie, liste, planning, calendari editoriali, calendari virtuali.
A volte funziona, a volte no.
Così, mi sono ritrovata con sveglie che non mi svegliano, liste con sottoliste di altre liste che non riesco a stilare, programmi fissati che vengono ribaltati, calendari digitali in preda a capricci molto umani.
Le mie fragilità hanno risposto alla bastonata di "programmazione maniacale" con un colpo in pieno petto, composto da un mix letale di “senso di insoddisfazione + senso di colpa ed una spolverata di immane stanchezza”.
La spolverata di stanchezza potrebbe esser dovuta al fatto che ho utilizzato dieci giorni di vacanza, che mi ero promessa a Gennaio, per mettermi avanti con il lavoro, così alla fine della pausa ero più stanca di quando l'avevo iniziata il senso di frustrazione e di colpa al fatto che la vita non è un foglio di carta con ore e giorni, ma è "qualcosa più grande di te, che accade mentre non te l'aspetti". E quelle cose più grandi di me ed indipendenti da me sono arrivate. 

Ieri, un po' oppressa, mi sono messa per l'ennesima volta a cercare di trovare un quadro, pronta a stilare con ansia di prestazione la mia ennesima lista ed a modificare il mio planning, che a Gennaio assomiglia già ad un campo di battaglia navale, ma ho lasciato il foglio in bianco e mi sono detta "da domani, fino a che sarà, improvviso."
Se la mia fragilità è non esser in grado di pianificare, è perché d'altro canto sono fluida.
So bene che se programmo di scrivere o di fotografare la mia creatività mi abbandona, ma, se non me lo impongo, mi ritrovo impossessata da un incomprensibile entusiasmo che mi porta a fotografare e scrivere, anche se fuori cascasse il mondo o netflix facesse uscire la terza stagione di Stranger Things. Ammetto che non è comodo, non mi piace essere così poco programmatica e molto istintiva, così come non mi piacciono i capelli bianchi che mi nascono da quando ho 18 anni, ma sono fatta così.

Sono le mie fragilità e forse invece che combatterle dovrei prendermene cura.

Potrebbe essere che così diventino più collaborative ed in ogni caso non ho nulla da perdere, perché in questo momento provare a tenerle a bada non funziona. Sono in quello stato d'animo, per cui piango per nulla, i miei attacchi di malinconia sono più forti e costanti e imprevisti imprevedibili sono all'ordine del giorno.
È il caos e devo accettarlo.
Invece che disperarmi perché non riesco a tenerlo sotto controllo, ballerò con lui sotto un firmamento di stelle, lo coccolerò e mi farò regalare quell'ondata di divertimento e creatività pura che solo il caos sa regalare.

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Siamo tutti diversi, ognuno ha difetti e pregi, così come nasi ed occhi differenti, perciò ciò che può andar bene per qualcuno è nocivo per qualcun'altro, ma non solo, siamo diversi in diversi momenti della nostra vita e quello che ci fa guarire un giorno può farci ammalare il giorno dopo.
Se a volte è sano spingere i propri limiti, combattere le proprie debolezze, altre è il caso di sdraiarsi sul divano con una tavoletta di cioccolato in mano e sciogliersi in un bagno di lacrime.

Imparare a conoscersi credo che sia la carta fondamentale che ci permette un rapporto sano con noi stessi ed il nostro lavoro, anche se costa più tempo e fatica che affidarsi a metodi spacciati come infallibili, per tutti e sempre.

Vi auguro di prendervi cura delle vostre fragilità, che significa coccolarle o spronarle di volta in volta, quando ne avete bisogno.

Un grande abbraccio,
Giui