Le utopie che ci rendono migliori

Esistono tante questioni con cui torturarsi per prolungare l'insomnia, dal "ho chiuso la porta a chiave?" al "cosa significa essere felici?". Le domande che tengono sveglia me prima di andare a dormire sono per lo più della seconda categoria, probabilmente perché, se c'è qualche questione materiale su cui sono in dubbio di essermi dimenticata, sicuramente...me ne sono dimenticata.
Sta di fatto che la domanda su cui arrovello di più da alcuni anni è "si può vivere senza sfruttare gli altri in alcun modo?" "è davvero possibile vivere in modo sostenibile?"
Per me "sostenibile" significa vivere in modo da non nuocere a nessuno ed a nessun cosa e per "cosa" intendo ambiente per nessuno intendo "uomini e animali".

Posso praticare yoga tre volte a settimana, meditare con il Japa Mala, pregare con il rosario, basare il mio brand su un'idea green/sostenibile, non mangiare carne.
D'altra parte però nella mia sfera affettiva vi sono animali, come il mio cane ed il mio gatto, che favorisco rispetto ad altri di cui essi si nutrono, so che non riesco ad essere gentile con ogni essere vivente che incontro, utilizzo corrieri, che so esser sfruttati, per diffondere il mio brand, mangio cibi che sopperiscono alla mancanza di carne, coltivati da popolazioni sfruttate dall’altra parte del mondo.
Così, sono presa dallo sconforto, perché mi sembra che ogni mia scelta positiva sia controbilanciata da un suo effetto negativo nel mondo ed ho paura che queste scelte siano più una citazione del mio ego, che un'azione profonda di cambiamento.

Mi rendo conto che vivere sostenibile è un'utopia.

giui is not an artist

Ma il fatto che sia un'utopia dovrebbe impedirmi di continuare a credervi?

No, anzi, proprio perché è un'utopia, ha una forza immane, che mi favorisce energia nuova per continuare a provare a migliorare il mondo intorno a me, per essere migliore domani, rispetto a quello che sono oggi.
Così, posso assicurarmi che la catena alimentare dei miei animali domestici sia preservata, ma provando dignità nei confronti di ogni essere vivente, posso sforzarmi ogni giorno sempre più di "mettermi nei panni degli altri", soprattutto di quelli i cui panni non mi piacciono, per capirli meglio ed iniziare a provare simpatia nei loro confronti, posso utilizzare i corrieri solo quando è strettamente necessario ed essere particolarmente gentile con loro, favorendogli una giornata di lavoro che so essere difficilissima, posso smettere di comparare avocado e quinoa che provengono da paesi sudamericani in cui le condizioni di lavoro sono poco umane, ma nutrirmi di cibo locale e tracciabile. Sono i piccoli gesti quotidiani, che ci avvicinano alle grandi utopie.
Queste sono solo alcune delle azioni che ho intrapreso quest'anno.
Riuscirò a vivere senza il minimo impatto negativo sul mondo?
No, mai.
Ma lo ridurrò sempre meno ed ogni giorno sarò una persona migliore del precedente.

È la mia utopia che mi rende migliore.

Se la coerenza totale di una scelta di vita sostenibile sembra impossibile, credo che la reale coerenza stia nel prendere ogni giorno la scelta "migliore possibile" in quel frangente.

Nel mio lavoro questo si sta già ripercuotendo. Lavoro il giusto, non troppo, ogni cliente è per me soprattutto una persona e per lui voglio esserci interamente, al 100%, anche se questo significa poter prendere meno clienti. Voglio retribuire i miei collaboratori il giusto, non approfittarmi di nessuno, far sì che ogni rapporto lavorativo sia equilibrato così come il compenso.

Quanto è difficile vivere e lavorare così? A volte moltissimo, ma per me è la più grande soddisfazione della vita.

E voi?
Quali sono le vostre utopie?
In che cosa vi rendono migliore?

Un abbraccio e buona settimana,
Giui