Casa è un concetto, o meglio, una sensazione.


Non essere autoctoni può creare scompensi.
Ho imputato sempre a ciò il mio senso di inadeguatezza nei confronti di ogni luogo.
Il padre lucano, la madre metà piacentina e metà Toscana. Ed io?

Si immagini la sorpresa di quando, la prima volta che, con coscienza di causa, avvicinandosi alla terra principale delle proprie origini, pian piano che si mastica terra (perché alla terra ci devi arrivare attraverso alla terra, se vuoi capire) e si arranca nel tempo, ci si riscopre nell'intorno.

La Basilicata è la terra delle contraddizioni. 
E' fuori luogo per i suoi monti dove tutti si aspettano il mare.
E' fuori tempo per la festa del Santo Patrono il giorno prima del concerto di musica di ricerca.
E' tanto altro, o forse non è per nessuno di questi motivi, ma quando intravedo dal finestrino il dirupo dei monti profondo come le mie ansie, gli ulivi che si aggrappano al suolo come io alla vita, le strade curve che sembrano seguire i miei sbalzi d'umore, io...sospiro.
ed è serenità spasmodica.
voglia di scendere e correre e fermarmi, voglia di saltare coi piedi per terra, voglia di gridare assaporando il silenzio di questa terra timida ma così audace.
Se la parola casa avesse un sapore sarebbe quello dei peperoni cruschi.

Non sentirsi legati profondamente a niente e a nessuno, arrivare in un luogo in cui ti senti legato a tutto e a tutti è spiazzante. La prima volta che me ne sono andata dalla Basilicata, mentre guardavo fuori dal finestrino della corriera, cercando di spiegarmi cos'era quello che provavo mi sono ritrovata con queste parole nella mente e nel cuore:

Le radici sono le persone che ti si mescolano nel sangue.


Casa è la terra che sa d'aria leggera.