Aperitivo del Venerdì con il Signor Tomàs [del peso della leggerezza dell'essere e altre coincidenze]

L'aperitivo immaginario di questo venerdì immaginario è con Tomàs Saraceno.
Seduti al bistrot dell'Hangar Bicocca verso le 19.45 circa, il signor Tomas beve un bicchiere d'acqua frizzante, che contrasta alquanto con il mio bicchiere di rosso fermo.
Alla prima domanda risponde: "On Space Time Foam" 
Alla seconda: disegna con un gesto rapido una linea curva nell'aria.
Alla terza: sospira. 
Alla quarta: non dice nulla. Si bagna un dito nell'acqua del bicchiere, abbozza un percorso di linee curve su il tavolo, che finisce in aria, col dito ancora sgocciolante in direzione della sala espositiva.
Si alza, sale su un pallone aerostatico e se ne va, leggero.

Attonita, mi avvicino alla sala espositiva, salgo le due rampe di scale che mi portano ai 20 metri di altezza del primo livello dell'opera. 

Ecco, ci risiamo, le vertigini. 
Sono anni che le combatto, ma ecco che si ripresentano..e sembro l'unica a provarle...
Arriva il mio turno di buttarmi sulla struttura galleggiante di plastica, maledizione.
Ma chi me l'ha fatto fare?
Io queste cose non posso farle.
Che poi mi rimane la paura dentro per giorni, mesi, anzi, secoli!
Ma perché non mi è passato per la testa prima che avrei sofferto di vertigini!? come si fa a dimenticarsi di una cosa così!?
Io non so quando è stata l'ultima volta che ho avuto così paura.
Forse quando ho fatto l'incidente in macchina con i miei in quinta elementare ed io durante lo schianto credevo di star per morire.
Non è una paura mentale, è una paura fisica. Quella che ti fa tremare le gambe.

Ma mi butto.


Tutti intorno a me ridono, rotolano e si divertono.

Io non credo di aver mai sentito così tanto il peso della leggerezza.
Proprio un'insostenibile leggerezza dell'essere, caro il mio Kundera, nel senso puramente fisico dell'espressione.
E noi, dai, non può essere un caso che l'autore dell'opera abbia lo stesso nome del tuo romanzo.
Non sono coincidenze, sono corrispondenze.

è questa la riflessione che mi fa acquietare. 

e pian piano comincio anch'io a muovermi, con estrema titubanza.
Pianissimo, per essere il più leggera possibile.
Voglio diventare più leggera della struttura stessa.
E solo quando acquisto un po' di sicurezza e i miei movimenti si fanno più sicuri, cerco S. lui che è leggero dentro e che si è sentito subito a casa qui, per aria.
Lo cerco per prendergli le mani, ora sono così leggera, che non peso e non rischio di trascinarlo giù.
Ed è ora di scendere.
di passare all'altro step e poi a quello ancora.
Ma ho la lingua secca da quanto sto scrivendo.
Perciò lascio parlare la mia Minolta con il suo rullino Ilford da 400 iso.
Mentre la impugno l'ultima cosa che penso è:

'Questa installazione è la prova del nove dell'insostenibile leggerezza dell'essere'










oh, ma io ti ho sostenuto, mi tremano ancora le gambe, ma ce l'ho fatta, posso sostenerti leggerezza, ed ora che lo so, non mi ferma più niente e nessuno!

Foto di Giui e di S. [F64Photography]