Piccole soddisfazioni quotidiane=momenti di non trascurabile felicità

Sono in un momento di [non] trascurabile felicità, tanto che non riesco neanche a scrivere, ma elencherei le prime parole che a caso mi vengono in mente tipo: 

allegria, prezioso, cioccolato, sogni, Torino, gelato, attimo, sole, bambino, soddisfazione, allegria, allegria, allegria, 17 gradi, macchina, cavallo salvasogni, progetti, progetti irrealizzabili, regali, felicità, felicità, felicità.

Un po' come quando sono così stanca, che mi si ingarbugliano i pensieri nella lingua e parolo come la sarta cinese, che ho incontrato oggi in un negozietto di Torino, un po' come quando sono così ubriaca, che faccio pensieri filosofici degni di un qualsiasi Nietzsche. 
Proprio a questo proposito l'altra sera, dopo una birra media, che forse causa stanchezza mi sembrava almeno 3 litri, mi sono messa a letto pensando: 

Io sogno di fare arte, arte che curi le paturnie della gente. Quei mali del cuore che non si possono raccontare a nessuno. Anche quando sono brilla il sabato sera ed ho più birra in corpo che sangue, quello che penso è questo: voglio fare arte, arte che curi gli animi.

Perciò, oggi, lo ammetto, quando ho allestito il cavallo salvasogni allo spazio Azimut a Torino per la mostra collettiva del 6 di Marzo, mi sono commossa, perché ho scoperto la magica equazione per cui:

Piccole soddisfazioni quotidiane=momenti di non trascurabile felicità

E come le "mazzate" arrivano tutte insieme, solitamente con l'effetto di una sfilza di colpi allo stomaco dati con la violenza di Mike Tyson, così sembra che in certi giorni le soddisfazioni si incastrino perfettamente costruendo il puzzle della tua felicità.
Non parlerò ora e qui di tutte le buone novelle ricevute in questi giorni, un po' perché è bello snocciolarle pian piano, ad ognuna il suo tempo, un po' perché altre sono soddisfazioni così quotidiane che forse per qualcuno non contano nulla. 
Per me invece sono quelle più grandi: come il bacino di ringraziamento di un bambino a cui ho fatto magicamente passare il dolore dal ditino, semplicemente soffiandoci su.

Beh ieri sera, agli sbuffi di mia madre [che ancora non si capacitava del perché il giorno dopo sarei andata fino a Torino, sprecando tempo, senza ricavarne nessun risultato pecuniario, perché mi faccio "ingabolare" sempre in queste cose e perché ho la casa piena dei materiali più strani e la testa piena delle idee più strane] non ho risposto. Non sapevo cosa rispondere.
L'ho capito oggi, reggendo il cavallo, mentre S. legava i fili al gancio del soffitto per tenerlo sollevato da terra.
Io faccio tutto questo per momenti di [non] trascurabile felicità.

Queste non sono le parole giuste, ma sono quelle che più si avvicinano al concetto.
Credo lo possa capire solo chi ha una passione e se la vive con entusiasmo.
Tipo i miei amici coetanei che a sedici anni andavo a sentire suonare sul palco del pub locale, quelli che avevano un gruppo con un nome inglese e facevano almeno una cover dei Rancid o dei NOFX a sera. Quelli che non erano pagati e a volte si dovevano pagare loro la birra dopo aver suonato.
Nessuno di loro oggi fa tour mondiali, molti hanno attaccato il basso al chiodo e spezzato le bacchette della batteria, alcuni di loro addirittura portano una cravatta in ufficio.
Eppure io me li ricordo molto bene.
Ricordo la loro energia e quei momenti di [non] trascurabile felicità.

Anch'io ho affidato il mio sogno al Cavallo SalvaSogni e nel percorso che porterà da me a lui, sto collezionando anch'io indimenticabili momenti di [non] trascurabile felicità.