L'aperitivo del Venerdì con il Signor Doisneau [di umani e altre spiritosaggini]

Giui: "Per me un bicchiere di rosso, anzi, scusi, un calice e fermo, eh!         Ah, Signor Doisneau per lei bollicine, immagino." Signor Doisneau: "Si, ca marche, ma non ferme grazie" Giui: "Io comincerei subito con le domande che ho da farle, se mi permette." Il Signor Doisneau sorseggia immediatamente lo Champagne contenuto nel bicchiere che il cameriere gli ha appena posato davanti, fa un gargarismo e risputa, lestamente, il contenuto nella borsetta, corredata di chihuahua, corredato da fiocchetti rosa, corredati da brillantino, della Signora dalla parlantina lenta seduta con le amiche nel tavolo da parte al nostro. Nessuno lo vede, tranne me. Che però sono troppo intenta a gustare il mio rosso fermo e la perfezione mentale in cui colloco Parigi, per considerare reale un fatto del genere. [Che bella Parigi, forse riuscirò a dirlo al Signor Doisneau quanto amo Parigi, prima che nostri bicchieri si svuotino.] Giui: "Dicevamo...Signor Doisneau, quanto pesano le sue fotografie?" Signor Doisneau: "dipende...alcune, quelle che preferisco, quanto una gentilezza inaspettata." Giui: "Cosa ha spinto, lei, forse uno dei primi freelance della storia, a fare il fotografo? L'indole naturale, una passione innata o da piccolo era molto grasso e solo e una volta cresciuto ha provato con la fotografia a recuperare la propria autostima postando foto da 1000 e passa like su instagram?" Signor Doisneau: "uhm no... diciamo che quando ho iniziato, il fotografo era nel migliore dei casi un ingegnoso dilettante la cui attività era tollerata a patto che ci accontentasse di restare ai margini delle vere corporazioni. Quanto ai Signori della Cultura Ufficiale, quelli non scherzavano: bastava accennare alla fotografia che li si poteva vedere, dimentichi delle antiche contese, formare quadrato e marciare compatti" Giui: "Ah, quindi, ai suoi tempi, tutto il contrario di adesso, insomma. La fotografia era considerata praticamente solo funzionale e assolutamente con nessuna pretesa di artisticità." Signor Doisneau: "Ma, al giorno d'oggi l'immaginazione visiva della gente è più sofisticata, più sviluppata, specialmente nei giovani, tanto che ora puoi fare una foto che suggerisce solo un piccolo qualcosa, poi di essa si può dare davvero ciò che si vuole" Giui: "Si beh, forse sicuramente è più sviluppata, anche grazie al fatto che abbiamo la possibilità di fotografare sempre e comunque e con tutto: cellulare, tablet, compatte, reflex, aggeggi che stanno in una mano....peggio delle spie russe durante la guerra fredda. Però, mi permetta, non credo che questo avanzamento della tecnologia abbia portato un pari progresso mentale. Ho visto i suoi collage, le sue alterazioni, le sue installazioni...ed è proprio questo uno degli aspetti che mi ha stupito di più, ho visto in queste sue opere molta più sperimentazione che in ogni filtro di Instagram o in ogni preset di Lightroom. Perché, secondo lei?"

Signor Doisneau: "Non so, ma forse posso rispondere spiegando come mi prende la      voglia di fare una fotografia. 
Spesso è la continuazione di un sogno. 
Mi sveglio un mattino con una straordinaria voglia di vedere, di vivere. 
Allora devo andare. Ma non troppo lontano, perché se si lascia passare del tempo dall'entusiasmo, il bisogno, la voglia di fare svaniscono. 
Non credo si possa vedere intensamente più di due ore al giorno.
E sai, in fondo, io credo che le foto sono come le piante: non riusciranno realmente a prosperare a meno che non parli con loro. Molte di loro si comportano come brave bambine e mi fanno un bel sorriso ogni volta che passo loro davanti, ma altre sono delle vere porche e non perderebbero mai nessuna occasione per rovinare la mia vita"
 
Giui: "Quindi, forse ho capito...è l'entusiasmo, quello vero, che nasce non per un egoismo autocelebrativo personale, ma per una passione, che alla fine trapela dal risultato. A volte le passioni sono così intense che portano immense soddisfazioni ma anche rovinose conseguenze, ma, in ogni caso, credo che abbia ragione, vanno coltivate, proprio come le piante."
 
Signor Doisneau: "Si. In fondo quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere." 
 
Giui: "E questo mondo lo ha trovato nella Parigi degli anni Trenta, senza andare troppo lontano, a casa sua, nelle persone comuni, nei  minuscoli eventi della vita, nei momenti di trascurabile felicità. Questa sua personale e artistica visione del mondo, trasposizione poetica del reale, ci piace proprio, proprio tanto.
Ma, cosa sarebbe stato se non avesse fatto il fotografo?"
 
Signor Doisneau: "Il Cavaliere difensore del 'fantastico sociale' "
 
E così, si congeda il signor Doisneau con un profondo gesto di saluto, poi, veloce, si alza, si gira e sembra andarsene per la sua strada...
ma volgendosi di scatto, scatta!
Cosa? La Signora seduta con le amiche nel tavolo da parte al nostro, che salta dalla sedia improvvisamente, buttando all'aria la borsa, corredata di chihuahua, corredato da fiocchetti rosa, corredati da brillantino. 
Tutto per Aria,e lo champagne scambiato per urina che cola dalla pelle della borsetta
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*Questo aperitivo immaginario nasce dalla visita della mostra dedicata a Robert Doisneau ora in corso allo Spazio Oberdan a Milano, potete andarla a visitare fino al 5/5/2013...ne vale davvero la pena!