L'aperitivo del Venerdì di G. e L. con il Signor Jeff [di realtà e altra finzione]

Jeff Wall, Band & crowd (2011)
 
Jeff Wall, in front of a nightclub (2006)
 
Jeff Wall, Imnsonia (1994)
 

E’ l’alba, siamo frastornati da una notte insonne, passata tra concerti rock, locali notturni, fumo e alcool, ma Jeff ci aspetta e ci fa entrare in silenzio, a Barcellona, nel padiglione di Mies Van der Rohe.

Jeff Wall, Morning Cleaning, Mies van der Rohe Foundation, Barcelona (1999)
 

G pensa: "ecco, ci sono, dopo averne studiato i dettagli per anni durante i miei studi di architettura, finalmente son qui dentro e mi sembra di non averlo mai visto questo padiglione. Sarà che è così presto, sarà che tranne me, L. e Jeff, l'unico presente è un uomo delle pulizie che lava i vetri" L. "Beh, ci racconti signor Jeff, lei non nasce come fotografo, ma come storico dell'arte. E’ forse questo il motivo per cui le sue immagini, più che al mondo della fotografia, appartengono a quello dell'arte contemporanea?" Jeff: "Si, credo che sia colpa anche dei miei studi in Storia dell'Arte se alcune mie foto possono ricordare quadri di Delacroix e Manet" G: "Fotografia come pittura… qui mi nasce spontanea una domanda signor Jeff, che cos'è per lei Arte?” Signor Jeff: "Un grande scrittore ha detto che l'arte è 'una promessa di felicità'. Una promessa forse che non deve essere mai mantenuta, ma che deve essere fatta in ogni caso con sincerità. Una promessa che può essere fatta e rifatta anche dopo che non è stata mantenuta. Una promessa che ogni volta deve essere accettata, nonostante le delusioni del passato" L: "Una promessa di felicità, una promessa eterna, eterna come l'arte antica. Quindi è questo uno dei suoi obiettivi? portare la stoicità dell'arte antica nella “Actuality” moderna?" Signor Jeff: "Forse, più che riportarla, svelarla. Anzi, creare legami! Svelare che dietro ad un attuale ragazzo bagnato sotto la pioggia si nasconde un antico kuros 

Jeff Wall, Young men with the rain (2011)
 

L: "Tutti questi riferimenti, pittorici e letterari, fanno di Jeff Wall un artista, un fotografo, o che altro?" Signor Jeff: “Io ritengo che comunque il mio lavoro rimanga sempre chiaramente inscrivibile all’interno dei confini della fotografia, la quale non appare mai come una mera combinazione di altre arti, sebbene includa la pittura, il collage e via discorrendo. Io definisco quel che faccio “cinematografia”. Per me questo termine significa che, per quanto riguarda l’immagine in sé, si è imparato molto dal cinema e che non c’è mai un singolo, unico, valido modo di praticare la fotografia. Si può lavorare secondo metodologie strettamente documentariali, oppure si possono adottare diversi tipi di artifici, riproducendo entrambi gli approcci nella stessa foto. Tutto questo può rappresentare un uso legittimo della fotografia nel comporre un’opera d’arte” L: “Quindi quanto pesano le sue fotografie, Jeff?” Signor Jeff: "Quanto una scena vera attuale, con un "prima" e "un dopo" realmente immaginabili" G: "E… qual è il colore predominante delle sue fotografie?" Signor Jeff:"la luce, sicuramente la luce"

Ormai siamo usciti dal padiglione e ci incamminano per strada, di fronte a noi una coppia cammina tenendosi per mano, lui trascina leggermente lei e fa un gesto inequivocabile all'asiatico che gli cammina di fianco. Ad un certo punto un rumore di spari, tutti e tre ci voltiamo. 
Nulla, non c'è nulla, solo un uomo seminascosto da una macchina che con le mani simula un fucile.
 
Ma al di là, sulla rete di un cancello, intravediamo una camicia intrisa di sangue.
Che strana la realtà, si mescola alla finzione in presenza di Jeff, pensiamo.
 
Jeff Wall, Mimic (1982)
Jeff Wall, A Man with rifle (2000)
 
Jeff Wall, Bloodstained garment (2003)
 
questo aperitivo del Venerdì è stato vissuto, immaginato e scritto a quattro mani, da Giui e Luigi di Scrivere e Fotografare