Un buon [non] compleanno

Non tutti gli anni si compie gli anni. A volte se ne accumula solo uno in più.
E' quello che pensavo fino a ieri mattina.
Per questo, quest'anno, avevo deciso di non festeggiar[mi], una decisione presa nelle ultime settimane prima dell'11 Agosto.
E' stato un anno abbastanza difficile e ci sono voluti tutti i sorrisi che una bocca umana è capace di simulare per poter far sì che i più [tra cui io] non se ne accorgessero, ma a volte non sono bastati.
Una calda fragilità mi ha intorpidito le membra e i pensieri negli ultimi tempi.
Dottore mi sento un po' fiacca, sa?
mi stanco a far tutto, mi stanco anche di essere stanca.
Ma prendi un po' di magnesio, che t'al fa bei.
E' lucano il mio dottore, ma ogni tanto gli piace lanciarsi in performance di piacentino, come mio padre, che è lucano pure lui, ma questa è un'altra delle tante altre storie.
Ma nulla, pappa reale, supradyn, magnesio, niente che sia riuscito a resuscitare me o un pensiero compiuto e costruttivo.
Al massimo straordinarie combinazioni astrali che si trasformano in serie di altrettanto straordinarie sfighe.
Dopo il magnesio sono passata agli atti poetici. Nessun risultato neppure in questo caso, l'atto poetico migliore che ha sfiorato la mia mente è stato quello di costruire 50 castelli di sabbia e distruggerli tutti in 5 minuti. Ma, come insegna l'amico Jodorowsky, l'atto poetico deve essere costruttivo, non distruttivo.
Niente festeggiamenti allora, per quello che sembrava partito come uno dei peggiori compleanni del secolo, un quarto per la precisione, esattamente quello che l'11 Agosto ho compiuto.
La sera tra il 10 e l'11 Agosto credo di avere visto la notte più nera tra tutte quelle di San Lorenzo.
Mi libero la fronte dai ghiaccioli, che raccolsi traversando le alte nebulose, ho le penne lacerate dai cicloni e mi desto a soprassalti.
Grazie Eugenio per il prestito, te ne sarò grata, così come per molto altro.
Ma sono nata sotto una buona stella, cadente forse, ma buona, anche se spesso me lo dimentico.
In questi due giorni, figure tra la poesia e il surreale mi hanno fatto visita.
Dal Guardiano del Santuario della Beata Vergine del Sasso che racconta quanto è difficile curare i gerani, ma lo fa con uno sguardo di amore nostalgico, al Signore che vedendoci preoccupati per la sorte della barchetta di carta appena lanciata in Trebbia ci dice:
"Non preoccupatevi, non può affondare, sono troppo forti quei desideri per poter affondare"
Sono troppo forti i miei desideri per affondare.
Sono troppo forte per affondare.
Quanto è difficile essere forti come rocce.
A volte forse bisognerebbe rinunciare e provare ad essere leggeri come una barchetta di carta.