Sara ti racconto una storia

Data la mia propensione naturale nello scovare personaggi assurdi tra le pieghe della città metropolitana o dietro ai minuscoli angoli del paesino delle mie origini ho collezionato [e colleziono] storie immaginarie su questi protagonisti mancati.E' come un esercizio di poesia quotidiana: noto qualcuno e mi invento una storia su di lui. Ecco qui questa, che è anche la soddisfazione di poter prendermi il tempo per scrivere qualcosa, in questo periodo così frastornato, causa impegni universitari [andati a buon fine però!] e sorprese che ancora non posso svelare.

Filippo non si chiamava Filippo, ma era così che lo chiamavano fin dal primo giorno che era arrivato qui, in Italia, a Milano. Era da tanto tempo che non sentiva pronunciare il suo vero nome che quasi gli sembrava non fosse mai esistito. Forse era per questo che Filippo camminava sempre un po' ricurvo, perché si portava addosso tutta la malinconia delle cose di cui non ci ricordiamo il nome. Forse non c'è passato, ma solo presente, che si cancella automaticamente, appena domani diviene oggi, senza lasciare nessuna traccia. Era questo che pensava Filippo mentre passeggiava senza una meta precisa, giocherellando con un bastone che teneva nella mano destra. Quando arrivò al Castello Sforzesco e vide la fontana con i getti d'acqua, fu un attimo e senza che se ne accorgesse si ritrovò sul parapetto col bastone a interrompere i getti D'acqua e di colpo rivide il suo nome tra le increspature, la sua vita da bambino, la Cina lontana, i suoi fratelli, la sua voglia di avventura, il suo sorriso, il riflesso di quello che prova ora.

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