Aperitivo del Venerdì con il Signor Antony Hegarty [di come la musica ti cura l'anima/Parte 2]

Capita, a volte, che ti svegli e il mondo ti si sgretoli sotto i piedi. Giornate in cui non riesci a mettere insieme i pezzi, per costruire un’immagine di te, che sia abbastanza solida da affrontare il marciapiede, la metro, il treno, le persone, il cinismo e i sassi nelle scarpe. Giornate in cui l’apatia prende il sopravvento e tutta la tua sensibilità pesa come un macigno, che ti schiaccia dentro al letto. Probabilmente questi attimi sono sintomi di dolore inespresso, di lacrime che da tempo ricacci dentro allo stomaco, finché non scoppiano, rivendicando il proprio diritto di scorrere.In queste giornate, sono fortunata, ho tanti amici che mi vengono a trovare.
Immagine Uno di questi è Antony Hegarthy. A. arriva nella sua tunica nera fino in fondo ai piedi, con in mano una bottiglia di vino rosso, di cui mi versa un bicchiere e poi comincia a cantare. Si esibisce in tutto il suo repertorio, parte da "River of Sorrow", scivola fino a "Deeper than Love", fa il bis della sua intera pietra preziosa "I'm a bird now", poi, "Another World",  tutto "Swanlights", finendo con "Cut the World". Solo alla fine si avvicina e mi abbraccia, in una stretta che sa di mare. Dolce e nostalgica. Il posto da cui ti rendi conto sei sempre venuto e a cui tendi sempre ritornare. Il rumore del mare è amplificato dalle casse toraciche e si mescola con le note di "Thank you for your love". E tutto quell'accumulo di dolore, desiderio, passione, rabbia, malinconia comincia a sciogliersi. Lascia il suo posto alla gioia. Non avendo mai studiato musica, non so quale sia il quid, che permetta che tutto ciò avvenga. Non so quale siano le note che aprano la porta della percezione e comincino a guarire le ferite. Da non-musicista mi viene da affermare che sia la purezza della sua persona, che traspira dalla sua musica. Una magia che è al contempo gioia e malinconia. Antony, un bicchiere di vino rosso e questo aperitivo in solitudine sono quell'ora che regalo a me stessa per essere fragile. E dopo aver finito il mio bicchiere di vino, dopo che Antony se ne è andato, mi posso ben ricordare, che sono proprio le fragilità i nostri punti di forza, quelli su cui si sviluppa il nostro percorso artistico e non. La sensibilità, che spesso è causa dei miei più grandi malesseri è al contempo la linfa vitale per il mio percorso d'artista, quindi sarebbe un delitto privarsene, solo, quando fa un po' male, si può guarire con piccole dosi di musica. 
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La conversazione qui riportata è assolutamente immaginaria e rispecchia le mie opinioni e comprensioni circa la figura e la musica di Antony Hegarthy degli Antony and the Jhonson. Le foto inserite nel post sono state prese da internet e sono pronta a rimuoverle in caso violassero qualsiasi cosadicuinonsonoassolutamente a conoscenza, basta scrivermi a: giui.giuliarusso@gmail.com
Giui