EHI MAMMA GUARDA SIAMO SU DOMUS!

E’ questo quello che ho esclamato mentre ero al telefono con mia mamma e sfogliavo le pagine di domus 979-La città dell’uomo, dove, a pagina 6, inizia un racconto dell’esperienza di Michele de Lucchi con l’insegnamento, in cui si parla del corso di “Design degli Interni” tenuto da lui e Andrea Branzi che ho frequentato nel primo semestre. Sottotitolo del corso, come cita anche De Lucchi: “Architettura senza fondazioni”. Immagine

Mi ha fatto immensamente piacere vedere le foto dei nostri modellini e dei nostri visi su Domus, ma, sinceramente, più che per la sorpresa di essere finiti in una rivista così istituzionale [su cui dubito fortemente comparirò ancora, anche solo per sbaglio!], per i ricordi del corso, che è stato sicuramente uno dei più formativi della mia carriera universitaria.

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Ciò che mi ha colpito di più di Michele de Lucchi è Michele de Lucchi. Prima delle sue opere, viene il suo essere e poi…è facile capire tutto il resto. Quando si pensa ad una persona carismatica, l’immaginario comune ci ha insegnato a credere, che sia logico pensare ad una persona forte, irruente, determinata, il cui carisma quasi si impone nel suo essere nel mondo. E invece la persona più carismatica che io abbia conosciuto ha gli occhiali tondi senza spigoli, stupisce per la sua presenza-assenza, parla pianissimo, che devi impegnarti con tutti i muscoli del corpo per sentirlo, è leggero e non fa rumore, mentre accenna qualche schizzo molto chiaro su un foglio che porta i tuoi scarabocchi, che ora arrossiscono per la loro stessa prepotenza. Ciò che la persona e il design di de Lucchi sembrano mormorare è: La fragilità non è debolezza. Ma al massimo, gentilezza. Te lo dice con una luce soffusa, che filtra dalle scandole di un modellino, che non credevi saresti mai stato in grado di costruire. Soprattutto lo credevi quando insieme ai tuoi compagni di gruppo, dopo giorni e notti e notti e giorni di estenuante lavoro, eri intento a cucire la millequattordicesima scandola insieme. Quella che trovi nella Cappella St. Jacob o che è esalata da Bonne Nuit, che sono solo due, delle sue creazioni, che mi hanno colpito di più.

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Il Laboratorio è stata una vera esperienza fisica il cui risultato è stato un modellino in legno, costruito, pezzo per per pezzo, insieme ai miei compagni di gruppo. Più che la fine, come sempre, è stato il processo per arrivarci ad aver lasciato qualcosa in me: le notti insonni, gli sbagli ripetuti, le piccole soddisfazioni di quando tutto quadra.

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In questi anni, credo di avere avuto qualsiasi tipo di professore [nessuno di loro mi ha mai permesso di dormire la notte prima della consegna, ma questa è un'altra storia], ma nessuno, mai si era seduto prima tra i banchi degli studenti a prendere appunti quando un altro professore spiegava, o coglieva I TUOI spunti, spunti da studente e ci rifletteva su [Mi ricordo ancora quando mi è capitato di esclamare durante alcune revisioni ANFITEATRO! NOSTALGIA MALINCONICA! E lo sguardo del prof. De Lucchi che si fermava, ripeteva la parola e chissà come nei suoi pensieri la trasformava, la progettava].

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Quindi non mi resta che dire, Grazie Signor Michele! A voi auguro una buona giornata, ma soprattutto di trovare qualcuno nella vostra carriera universitaria o lavorativa, che invece che "spegnervi" vi accenda, invece di ordinarvi vi proponga, invece di competere collabori...

:)